Coach Cibe

I Red Hawks lacrosse secondi alla Rhino Cup

In questa occasione, per parlare di lacrosse italiano, devo parlare per forza della mia squadra, i Red Hawks. Cercherò di essere imparziale ma non aspettatevi la correttezza giornalistica che non ho (in quanto non giornalista; a volte non ce l’hanno neanche i giornalisti ma questo è un altro discorso). Spero che da questo articolo,  in qualche momento un pò sopra le righe come mi piace fare su questo blog, passi comunque chiara l’informazione che in Italia il lacrosse  c’è, ed è pronto a confrontarsi con realtà più anziane e strutturate.
…si comincia…

Arrivo il 30 settembre sera, dopo un viaggio incredibilmente tranquillo: siamo alla Rhino Cup, il primo torneo internazionale all’estero dei Red Hakws e, a quanto ci è dato a sapere, anche di una squadra italiana in genere.
Nessuno ha dimenticato i documenti, tutti sono puntuali all’aeroporto (incluso il volo Ryanair), a Charleroi ci consegnano subito i pullmini. Giusto qualche chilometro di troppo per trovare un numero civico fantasma in una via impronunciabile di un paese improbabile, ma ce la facciamo. I ragazzi vanno nell’ostello dedicato al torneo e gli “anzianotti” con le compagne vanno in hotel.

Così inizia l’avventura dei Red Hawks lacrosse  alla Rhino Cup a Bonheiden (paese nella campagna intorno a Bruxelles), torneo internazionale alla seconda edizione. A completare la rosa Red Hawks sono saliti in belgio a portare il loro contributo e la loro amicizia al club anche Steven Whitford, mentore dei Phoenix Perugia e – grande rientro in squadra – Federico Galperti, capitano dei Pellicani Bocconi.
Sei squadre maschili al via: Second Hand lax (squadra svizzera detentrice del titolo che non si presenterà a difenderlo), gli olandesi dei Rotterdam Jaguars (con un titolo Olandese alle spalle), i fracesi Lille Spartiates, i Rurhpott Pirates dalla Germania (nella Rurh, zona di minatori), i padroni di casa dei Red Rhinos e… noi!!

Come coach dei Red Hawks confesso che le mie sensazioni, alla partenza, non erano particolarmente positive. Ero molto preoccupato sia della tenuta fisica, che di quella psicologica che della preparazione tecnica di tutti noi.
I Red Hawks sono alla loro prima assoluta di lacrosse all’estero; un mondo sconosciuto dove tutti si aspettano un livello di gioco nettamente superiore a quello italiano e la preoccupazione di prendere il classico e letterario “fracco di legnate”, cosa che non piace a nessuno di noi, c’è. Ma accade un solo evento, una singola azione che cambia in me ogni sensazione e mi ridà la fiducia piena per questo torneo; ve la voglio raccontare.

L’1 ottobre mattina, con i ragazzi al campo a scaldarsi e il coach a colazione con l’ospite Steven Whitford, davanti a una montagna di prosciutto arrosto, arriva la telefonata del Presidente Radaelli. I ragazzi si sono integrati talmente bene che “per scaldarsi un po’” tre di loro (capitan Skabì, Sacchi the dog e l’altro ospite Federico Galperti) sono in campo in prestito ai pirati della Rurh che hanno problemi di roster.
Il prosciutto va di traverso, e come Falsh Gordon prendo il pulmino, carico gli altri e mi precipito al centro sportivo, infuriato con i tre anarchici a rischio infortunio prima ancora di iniziare ufficialmente il torneo. Arrivato sui campi non guardo l’organizzazione, non guardo gli stands e – soprattutto – non guardo le hostess e come un bulldog vado diretto verso Paolo (riconoscibilissimo anche coperto dalle protezioni) in campo a giocare, pronto a “rivoltarlo come un calzino”, pronto a insultarlo come non ho mai fatto in 3 anni insieme. Ma… quando mi avvicino il sole brilla sul casco della nazionale italiana, Paolo si gira, mi guarda da sotto la visiera e con un leggero, sardonico sorriso mi dice: «Sai che non sono poi così forti?».
Da questo momento tutto cambia; mi avvio agli spogliatoi dopo aver rilasciato comunque un paio di dovuti richiami ai tre delinquenti e vedo che la notizia ha già fatto il giro della squadra. I ragazzi sono carichi, ognuno si scalda a modo suo ma tutti sorridono: abbiamo  fiducia, si può fare bella figura. E, caspita, abbiamo anche le divise nuove;  siamo bellissimi, fortissimi e carichissimi, pronti a scendere in campo.

Prima giornata: i Red Hawks partono alla grande e  “asfaltano” nell’ordine i tedeschi, i francesi e – udite, udite – i belgi padroni di casa che sono una delle squadre pretendenti al titolo.
Ultima partita con i Rotterdam Jaguars. Posso dire una cosa con umiltà e consapevelozza? Porca miseria se sono grossi! E sono anche cattivi! :-). Il povero Ed deve uscire dal campo poco dopo l’inizio della partita a seguito di un body-check ai limiti della legalità per non rientrare più per tutto il torneo. Ha una mano gonfia come una zampogna. Sacchi zoppica vistosamente ma regge e la partita si chiude in parità nonostante oltre 13 minuti di man down..

E’ sera, si va a cena, si beve qualche birra e i ragazzi, senza alcuna raccomandazione, vanno tutti a letto presto! Sono commosso, ho le lacrime agli occhi! Cavolo, devo andare a letto anch’io! Vatti a fidare dei giovani!

Seconda giornata: di nuovo i francesi in semifinale. La squadra il primo tempo è imballata, non fa girare la palla, tira storto, la difesa non corre. A metà partita siamo in parità. Nella seconda metà del match però tutto torna a girare e nonostante l’assenza di Ed, un Sacchi a mezzo servizio e un Galperti fisicamente provato l’incontro si chiude con il successo dei Red Hawks: siamo in finale! Una cosa inaudita da pensare anche solo un’ora prima dell’inizio della competizione.

In finale con i Rotterdam Jaguars (sospiro). C’è anche la televisione per bacco! Devo tenere la pancia in dentro quando entro in campo!  E ancora una volta noto che, anche se tecnicamente i Red Hawks non hanno nulla da invidiare all’avversario, sicuramente dal punto di vista fisico i ragazzotti olandesi sono un’altra categoria.
Si gioca. La partita è tirata, ma siamo fallosi, tiriamo male e siamo spesso in man-down (più o meno come nella partita del primo giorno). Nessuno si risparmia, ma questa volta non riusciamo nell’impresa  e, per 4  a 3, i Rotterdam Jaguars ci relegano al secondo posto.

Credo che tutti , prima del torneo, avremmo firmato per un secondo posto così. Ma dopo… se avete fatto sport sapete com’è…si rosica, solo un pochino, ma si rosica.
Come prima uscita internazionale posso con orgoglio affermare che  abbiamo portato in Belgio con onore il nome dei Red Hawks e quello di tutta l’Italia del lacrosse.
Red Hawks secondi classificati, con Steven Whitford in testa alla classifica dei marcatori e – se non vado errato – miglior difesa del torneo.

Purtroppo non posso darvi i numeri (risultati delle partite e classifiche)  perchè, in preda alla trance agonistica non ho preso appunti e non sono sicuro di ricordare.

Quello che ricordo bene è:
1. Rotterdam Jaguars
2. Red Hawks Merate
3. Red Rhinos Bonheiden

Restiamo comunque in attesa dei risultati ufficiali da parte dei Red Rhinos, dell’articolo dell’addetto stampa che sarà pubblicato sul sito ufficiale Red Hawks e delle foto dell’evento che – come sempre – ci saranno concesse dalla fotografa Red Hawks.

Nel frattempo ecco “il mio personalissimo cartellino” del roster Red Hawks; una piccola valutazione (senza voto), un riconoscimento e un ringraziamento a tutti i giocatori.

77 Stefano Giozzi Рil portierone tiene a galla in un paio di partite i Red Hawks. Se la finale ̬ finita solo 4 a 3 ̬ anche merito delle sue parate. Perfetto nei tiri da vicino, qualche indecisione nei rinvii ma nel complesso una prestazione degna di un grande.

1 Luca (Bimbo)Coggi – prestazione maiuscola e continua. Rendimento costante per tutte le partite.

19 Mik Radaelli – il presidente scende in campo con decisione, riesce a tenere larghi i propri avversari e a fare lo sporco lavoro che deve essere fatto in difesa.

4 Gecs Regallo – centrocampista inizialmente “prestato” alla difesa è diventato un osso molto duro per qualsiasi attaccante. Migliora ogni partita.

12 Ale Iuba – E’ quello che una volta si chiamava “uomo ovunque”. Lo metti in difesa, gioca in difesa; lo schieri a centrocampo e gioca a centrocampo (suo ruolo naturale) e se serve fa anche qualche minuto in attacco; sempre con il sorriso e sempre pronto a sacrificarsi per la squadra.

11 Boston Regallo – E’ stato fondamentale nel rallentare il gioco e creare spazi per gli attaccanti. Tiene palla, imposta le rotazioni e detta i tempi agli attaccanti.

16 Francesco Sacchi the dog – Cane sciolto, potenza allo stato puro, contatti senza compromessi. Sta imparando anche a giocare “settled”. Percentuale di vittorie nei face off altissima fino a che non si infortuna.

5 Skabì Saccabarozzi – Il capitano. Ha giocato il torneo per la squadra e per far tenere palla ai Red Hawks nei momenti difficili. Sacrifica la sua fantasia per un gioco più controllato e concreto. Due giorni di lavoro molto più oscuro di quello che fa di solito ma estremamente prezioso. Sempre nel posto giusto al momento giusto.

0  JD Colombo – Il ragazzo corre; corre proprio tanto. Porta i rifornimenti dalla difesa all’attacco e dimostra di non essere solo gambe ma anche fisico impostando un ottimo lavoro difensivo.

 95 Federico Galperti – Ex Red Hawks e ora capitano della Bocconi è tornato in squadra per una rimpatriata, ma non ha scherzato. Ha dato il massimo, e ha dimostrato di avere anche grandi doti difensive oltre a quelle che tutti conosciamo da 3 anni.

7 Rocco Attinà – Dopo un paio di partite ho smesso di contare quanti recuperi di palla ha fatto sui nostri tiri e quanti assist ha fatto a Steven e agli altri. Padrone della ex, gestisce il gioco e si muove sotto porta come un veterano. Disputa un torneo da vero campione e conquista la mia nomination come miglior giocatore della manifestazione.

17 Oreste Scandola – Arriva per la seconda partita. Finalmente gli attaccanti hanno un cambio. Attaccante di sacrificio, molto più votato agli assist che al tiro, parte un pò lento (colpa del coach che lo fa giocare poco), cresce di minuto in minuto e si riscatta con una finale giocata al massimo.

94 Steven Whitford – Seconda ospitata Red Hawks per questo torneo. Si integra immediatamente con il resto della squadra, si fa ascoltare e vince la classifica dei marcatori. Non credo ci sia da aggiungere altro.

09 Ed Dulles – Gioca la prima giornata prima di essere messo knock-out da un olandese brutto e cattivo. Sfrutta il suo fisico all’estremo, dando tutto per la squadra. Dopo il suo infortunio i Red Hawks sono costretti a rallentare il gioco d’attacco.

8 Coach Cibe Bonizzonicome allenatore posso solo dire a mio favore che sono diventato afono in due giorni. Come giocatore mi sono molto risparmiato il primo giorno per avere un po’ di energie residue (che sono servite) per la seconda giornata. Dovrei avere anche l’onestà intellettuale di dire che, in alcune partite, tra scendere in campo e giocare c’è una sottile ma fondamentale differenza…

Chiudo con un ringraziamento a tutti coloro i quali hanno partecipato a questa trasferta. Per quanto possa interessare sono molto orgoglioso di tutti, nessuno escluso. E sono fiero di dirlo.

9 Comments

  1. Muriel

    03/10/2011 at 3:27 pm

    Peccato che tu non abbia, se non liminalmente, accennato alle due fanciulle che hanno seguito, tifato e sostenuto la squadra durante tutte le 48 ore del torneo…. in particolare Cristina, moglie del capocannoniere Whitford… per lei una prima assoluta con i Red Hawks…

  2. Emanuele Govoni

    03/10/2011 at 5:10 pm

    I Bologna Sharks tutti porgono i più sentiti complimenti alla squadra Red Hawks Merate per l’ottima prestazione in campo Europeo e per aver tenuto alto il nome dell’Italia del lacrosse.

  3. Mario BIG

    03/10/2011 at 9:54 pm

    Grandi ragazzi!!!

  4. Lorenzo B.

    04/10/2011 at 7:59 pm

    Complimenti anche da Lorenzo del Torino Lacrosse

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