Coach Cibe

Intercrosse world cup: conclusioni

Con questo a articolo, a firma del vicepresidente federale Mario Villa e ripreso integralmente da www.Intercrosse.it, chiudiamo la serie di servizi sul mondiale di Intercrosse.
Grazie per essere stati con noi.

SIAMO DI NUOVO VICE CAMPIONI DEL MONDO!” E’ questo l’urlo di gioia della Nazionale Italiana dopo la positiva World Cup disputata a Praga dal 28 Luglio al 1 Agosto in cui i nostri ragazzi, nonostante tutto, sono riusciti ad arrivare sino all’atto finale, perdendo a testa alta contro i padroni di casa della Repubblica Ceca.

La marcia di avvicinamente al mondiale non era certo partita al meglio con un rosa ristretta e alcuni infortuni che avevano nel corso dei mesi infastidito alcuni atleti che però al momento della verità hanno tirato fuori la giusta rabbia per centrare quello che era l’obiettivo minimo di questa trasferta ceca. L’Italia, una volta scesa in campo, si è lasciata alle spalle i problemi relativi all’organico ridotto (solo 8 i giocatori azzurri rispetto alle altre nazionali che potevano schierarne almeno 12) e sin dalla prima partita ha messo subito le cose in chiaro, mostrando a tutti che nonostante le difficoltà l’Italia non era lì per farsi la vacanza di piacere.

Pronti via all’Italia è subito toccata una prima giornata difficile contro la Germania e la Slovacchia, entrambe battute ma non senza soffrire. Contro i tedeschi finisce 23 a 18 in una gara equilibrata per due tempi, dopo i quali gli azzurri cominciano a carburare e ad aumentare un margine di sicurezza che porteranno sino alla fine dell’incontro. Contro gli slovacchi si assiste ad un’Italia superiore ma molto sfortunata; una serie infinita di pali e traverse complica la gara che gli azzurri riescono a portare a casa nell’ultimo quarto andando a chiudere l’incontro sul 27 a 22.

Nella seconda giornata di gare, il match di apertura contro il team Alpine è poco più che una formalità. Gli azzurri giocano e vincono in scioltezza 33 a 20, concedendo forse qualcosa di troppo agli avversari ma mantendendo sempre in pugno l’incontro. Una sfida che anticipa il piatto forte del pomeriggio con la supersfida contro la Repubblica Ceca. I padroni di casa giocano forte e l’Italia sa che, con la semifinale già in tasca, è forse più saggio tenere in serbo qualche energia per il giorno successivo piuttosto che cercare un inutile scontro fisico. L’impegno degli azzurri è però costante e la buona prova di squadra fa ben sperare; arriva la prima sconfitta per 25 a 18 che non scalfisce in alcun modo le ambizioni e l’animo del clan azzurro.

Terzo giorno dedicato alle semifinali dove si assiste ad un ritorno alle origini…è di nuovo Italia – Germania. Gli azzurri sanno bene di essere la bestia nera dei tedeschi ma conoscendo bene gli avversari sono rispettosi e anche pronti a concedere il meno possibile ad una squadra che sa rendersi molto pericolosa. La partita prende il via e l’Italia suda freddo..anzi freddissimo. Gli azzuri concedono quattro reti di vantaggio agli avversari che ringraziano per il regalo ma forse non sanno che l’orgoglio italiano è pronto ad esplodere. Dopo la partenza shock, l’Italia si riprende e riesce a chiudere il primo quarto (se pur in svantaggio) sul 6 a 4, ristabilizzando l’incontro. Nel secondo periodo la gara diventa terribilmente equilibrata con gli azzurri che però esprimono qualcosa in più ribaltando a proprio favore lo svantaggio iniziale e portando lo score sul 10 pari all’intervallo lungo. Al rientro in campo l’Italia pare davvero più pimpante e i tedeschi subiscono la riscossa azzurra che porta il team nostrano anche sopra di tre reti in diverse occasioni ma le gambe cominciano a pesare e nei minuti finali dell’incontro la Germania agguanta il 24 pari. Il tempo scorre e gli azzurri non vogliono incappare nei supplementari; a poco meno di venti secondi dallo scadere, Attinà prende per mano la squadra e dopo un’intesa serie di finte trova il gol del vantaggio. La partita non è ancora finita e gli ultimi secondi sono davvero vietati per i deboli di cuore; Berger (l’estremo tedesco) lancia un lungo passaggio verso Treis ma sulla pallina interviene Villa che devia quel tanto che basta per far perdere qualche prezioso secondo al giocatore tedesco che tira e segna durante lo scadere del tempo. Gol giustamente non convalidato ed Italia in finale!

Nel quarto e ultimo giorno di gare, l’Italia è attesa nuovamente dai padroni di casa che forti della lunga panchina e di un tasso tecnico assai elevato sanno di poter trovare un altro successo ma gli azzurri non hanno paura e scendono in campo determinati a giocarsi le loro carte. L’Italia parte molto forte, spaventano i cechi che accusano il colpo e chiamano prontamente un time-out che da la carica all’intero gruppo dopo la partenza appannata. La scossa dalla panchina si fa sentire e i padroni di casa cominciano ad ingranare e si riportano davanti e ci restano sino al termine della partita. L’Italia non è mai doma ed è sempre lì vicina agli avversari che sfruttano il maggior numero di uomini a disposizione per alzare la velocità del gioco. Gli azzurri rispondono presenti ma nell’ultimo quarto accusano la stanchezza e cedono agli avversari che si portano in vantaggio di cinque reti che gli italiani non riescono a recuperare. Vince dunque la Repubblica Ceca con merito e tra gli applausi del pubblico di casa che tributano il giusto riconoscimento anche ad un’Italia caparbia che ha contribuito a rendere assai emozionante questa finale. LE PAGELLE DEL MONDIALE

Non siamo qui a dare voti a giocatore per giocatore, ma cercheremo di dare un serio ma anche ironico giudizio su quella che è stata l’esperienza dei nostri atleti al mondiale.

Stefano Giozzi: è un portiere affidabile e dimostra tutto il suo valore (oltre che per tutto il corso del mondiale) anche nella finale dove compie una serie di parate nei momenti più difficili dell’incontro. Para bene ma borbotta tanto e lo sanno bene i suoi compagni di squadra, vittime sacrificali dei suoi schiamazzi per alcune difese rivedibili e alcune scelte (per lui) incomprensibili.

Manuel Bonacina: il giocatore/allenatore che sa quando è il momento di dare la giusta serenità alla squadra e quando è il momento di svegliare il gruppo. In campo corre, segna e sviluppa un gran gioco, ottenendo anche il secondo posto nella classifica marcatori, segno che la davanti è uno che si fa sentire. Serio in campo e travolgente fuori dal rettangolo di gioco è l’intrattenitore del gruppo con frasi memorabili che resteranno nella storia.

Omar Fumagalli: è una roccia. Sfrutta al meglio il suo fisico per fare a sportellate in difesa e in attacco sfodera tutta la sua potenza con dei tiri che lasciano il segno sui portieri e sulla partita. E’ un tipo silenzioso che lascia parlare le sue “teghe” (così vengono chiamate le sue forti conclusioni) che risuonano nel palazzetto come colpi di fucile.

Rocco Attinà: è un vero cecchino con un instancabile vizio del gol. Servirlo in zona d’attacco è il preludio di una rete che si gonfia e Rocco non si lascia certo intimorire da portieri ben più grandi di lui. Vince la classifica cannonieri e solo un infortunio a nove secondi dal termine della finale ferma la sua incessante corsa. Inseguirlo è mestiere per pochi, parare i suoi tiri è un cosa ancora da tutta da scoprire.

Danilo Amigoni: fa il pendolino tra difesa e attacco. E’ uno degli acciaccati ma non per questo si risparmia, anzi…difende bene e scocca importanti reti anche se è pienamente conscio del suo non perfetto stato fisico. Davanti assiste spesso i compagni di club Attinà e Bonacina, i quali ringraziano per i preziosi ed invitanti passaggi e dietro insieme a Villa svolge un lavoro di copertura esemplare.

Alessandro Iubini: alterna momenti di grande spessore ad attimi di perplessità. Sbaglia semplici ricezioni ma allo stesso tempo mette a segno gol assai difficili che aiutano e non poco la squadra; l’esperienza non gli manca e sa quando attaccare e quando temporeggiare. Tutto bene in campo, ma fuori subisce la stoccata della squadra che lo trascina al Mc Donald’s facendolo poi innamorare del tortino alle fragole!

Mario Villa: una spina nel fianco per gli attaccanti avversari che sanno che per passare da lui non bastano cose semplici. Privilegia la fase difensiva mettendo a segno un gran numero di palle intercettate ma non si tira indietro se c’è da andare al tiro. Non è un cecchino nato e lo sa bene, tanto che spesso preferisce mettere a segno preziosi assist per i suoi compagni piuttosto che cercare la gloria personale. Una sola incognita ancora da svelare: come diavolo fà a correre così piegato senza cadere!?

Giacomo Bonizzoni: è il “vecchio” della squadra che mette al servizio la sua esperienza di allenatore nel lacrosse per dar man forte alla squadra. Gioca e segna ma forse è un po’ appesantito da quei 10kg promessi ma mai persi…Si sgola e perde frequentemente la voce dando però un grande contributo nella gestione delle partite. Da ex rugbista non perde il vizio e riesce ad abbattere un giocatore ceco che non protesta nemmeno..dopotutto arrabbiati tu con uno così grande!

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